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Enrico Montesano, “quantunquemente”… Fiat

Due destini, cinematograficamente parlando, hanno spesso incrociato le loro strade.

Da una parte, quello di un attore amato e popolare. Dall’altra quello di una Casa automobilistica, col marchio tra i più conosciuti e venduti.

Lui, è Enrico Montesano. Lei, la Fiat. Entrambi, non hanno bisogno di troppe presentazioni: interprete straordinario e comico di razza, il primo.  Automobile degli italiani, la seconda.

Il perché di questo accostamento? Forse non ci avrete mai fatto caso eppure, la filmografia dell’artista romano è spesso “costellata” qua e là da vetture “firmateFiat.

Piacevole coincidenza? Oppure felice necessità di legare, a filo doppio, un protagonista dell’italianità più dolce all’emblema delle quattro ruote made in Italy?

Risposte a parte, il connubio è stato perfetto.

Potremmo immaginare una trama diversa per il film “Il paramedico”?

Lo straordinario Enrico, veste i panni di uno squattrinato portantino che viaggia su di una malmessa 500. La vincita improvvisa di una Fiat Argenta gli trasforma la vita: cambiando auto, il portantino muta il suo status. Diventando così un “medico per forza”, con tutti gli elementi positivi e negativi che deriveranno dalla nuova condizione sociale.

E, sempre su una ammaccatissima 500, viaggiava Vittorio Pieroni, alias Montesano, in “Le braghe del padrone”. Pellicola sull’eterno tema dell’uomo che vende l’anima al diavolo. Pieroni, un perdente nato, decide di seguire i “consigli” che Satana (uno straordinario Paolo Poli) gli suggerisce. Obiettivo è la scalata ad un grosso gruppo editoriale. E le conseguenze saranno catastrofiche.

Inutile dirlo: indovinate qual è l’auto dell’ aspirante, e balbuziente, cronista sportivo Rick Antuono? Ancora una fiat 500. Il film è “Il televeggente”. Qui, Antuono-Montesano è un assistente montatore di una televisione privata, al quale la balbuzie impedisce di realizzare il suo più grande sogno: diventare uno speaker di successo. Ci riuscirà grazie all’aiuto di tre desideri e di un paio di scarpe magiche. Ma, alla fine, per amore, rinuncerà a fama e fortuna.

Mentre, è alla guida di una Fiat 131 Mirafiori che, in “Tre tigri contro tre tigri”, Montesano – un rappresentante di stoffe – “abborda” una bellissima e capricciosa contessa (intepretata da Dalila Dilazzaro). Purtroppo, la realtà è meno bella di quello che sembra: la nobildonna è un’attrice e il rappresentante, vittima di una candid camera, è un noto quanto innocuo evaso.

La produzione cinematografica dell’Enrico nazionale è comunque troppo vasta. Difficile sarebbe analizzarla tutta. Meglio cercare un’area di sosta e fermarsi, accontentandoci di quello che resta: un sodalizio comico “curioso e involontario” tra Montesano e la Fiat: un attore tanto – e troppo –  imitato, con un marchio inimitabile.

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